Sunday Beat, Belgrade [Serbia]

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[Let me say one thing in English: Happy to baptise my E&S400 this way.]

Poi succede che, dopotutto, ti trovi la domenica notte a mettere due dischi. Uno perde il pelo ma non completamente il vizio. La trasferta serba regala tante sorprese. La domenica sera, no in realtà sono le 3:30AM di lunedì. Belgrado é qualcosa di incomprensibile. Domani si lavora, lo sanno tutti attorno a me. Lo continuano a ripetere, ma siamo tutti li. Il super talentoso Vladimir e i ragazzi di #SundayBeat mi lasciano il verde e capiti che arrivi sua maestà #RoisinMurphy tra le mani, e la suono.

Forte, duro, con tutta la voglia che si era assopita negli ultimi anni. Metto le mie Adidas L.A. Trainer, un jeans e quella felpetta con cui avrò suonato almeno un miliardo di volte. Sono comodo e la gente é comoda con me. Sfondo i pomelli dell’isolator e vado a nanna felice con il sole alto e parte della nazionale Slovacca venuta a festeggiare una volta concluse le gare. A Belgrado non suonano troppa House, io ho provato e quando esco si susseguono i sorrisi della gente, gli abbracci, i “ciao” (perché anche qui ti saluti con “ciao”) ma il commento che mi manda a casa libero e felice rimane: “Tonight there was one thing different. The girls. The girls were happy.” E a me piace, piace tantissimo far sorridere le ragazze con la musica. “It’s never enough” dei sorrisi delle ragazze in pista.

Confesso ne vorrei qualcuno iberico ma sono arrivati quelli balcanici. Va bene lo stesso, tutto torna. Tutto arriva prima o poi. Non facciamo gli schizzinosi con le penisole europee.